
Giovedì 25 Maggio 1944.
Littoria, dopo un anno di azioni partigiane locali, viene definitivamente liberata grazie alle forze alleate inglesi.
Inizia così il nuovo percorso democratico della città, segnato quasi immediatamente dal cambio di nome in Latina.
Nei 77 anni di storia di Latina non c’è mai stata una ricorrenza ufficiale dell’evento, trascurato, se non rimosso, da una politica repubblicana legata ancora ad un passato nostalgico.
Martedì 25 Maggio 2021, abbiamo percorso le vie e le piazze della città per una “Passeggiata di resistenza”, per ricordare un evento simbolo della storia cittadina.
Imprimere la storia nelle strade della città; targhe, monumenti e vie diventano luoghi per la trasmissione di memoria.
Colonialismo e fascismo non finirono con la Liberazione e continuano a vivere negli spazi costruiti, negli usi di quegli spazi, nei significati e in quell’insieme attraverso il quale il potere politico e simbolico si esprime nella vita quotidiana di una città.
Lavorando sulla toponomastica abbiamo immaginato un percorso in cui ripercorre non solo la storia delle nefandezze del regime, ma anche la storia democratica italiana e della nostra città.
Siamo partiti da Passeggiata Sandro Pertini per rendere omaggio a un antifascista condannato e mandato al confino dallo stesso tribunale di Littoria. Tornerà in città soltanto nel 50° della fondazione.
Le tre tappe successive, Via Adua, via Neghelli e via Lago Ascianghi, sono collegate dal filo nero del colonialismo italiano in Etiopia. Ricordano stragi ed eccidi, uso di armi chimiche e sentimenti di rancore, riscatto e redenzione per la sconfitta subita alla fine del ‘800 durante la prima campagna imperialista italiana. Il mito degli “italiani brava gente” che il fascismo ergeva a baluardo, si sgretola di fronte alle violenze perpetrate dall’offensiva fascista sulla popolazione etiope. Joban Singh è il nome che vorremmo sentire al posto di Lago Ascianghi. Migrante, bracciante, sfruttato per un salario da fame e mai regolarizzato, in seguito anche ad un dramma familiare è caduto in una cupa spirale e si è tolto la vita. Una richiesta di aiuto contro lo sfruttamento rimasta inascoltata, come la sua ce ne sono molte altre.



Proseguendo sul tema di lavoro, sfruttamento e diritti civili, ci siamo spostati in Piazza del Popolo, ex Piazza del Littorio. Il 30 settembre 1968 infatti, 3000 operai si ritrovarono a manifestare in sciopero contro il sistema delle gabbie salariali, portando l’adesione nelle fabbriche oltre il 90%. La manifestazione è stata una delle più importanti in tutto il Paese e segnò un cambio di passo per l’ampliamento dei diritti sociali degli operai pontini, che furono i primi ad ottenere l’abolizione del nuovo sistema salariale.

Abbiamo proseguito il nostro cammino passando per Largo Peppino Impastato, ricordando la sua lotta contro mafia e fascismo, contro l’indifferenza del silenzio, l’oppressione.
Ci siamo poi spostati su Via Padre Giuliani, un frate domenicano che aderì convintamente e fin da subito al fascismo, entrando nelle formazioni dei Fasci italiani da combattimento prima, poi diventando cappellano delle Camicie Nere. Partecipò attivamente alla guerra d’Etiopia dove trovò la morte, venne mitizzato dalla Repubblica Sociale Italiana e gli vennero conferite una medaglia d’oro, una d’argento e due di bronzo al valor militare, “un perfetto milite fascista, obbediente, spartano, fideisticamente convinto della bontà e del successo della causa nazionale”. Abbiamo simbolicamente rinominato questa via a Giorgio Marincola, partigiano somalo-italiano medaglia d’oro al valor militare, che a soli 22 anni venne ucciso nella strage di Molina di Fiemme (TN) il 4 Maggio 1945, l’ultima strage nazista compiuta su territorio italiano.
Piazza San Marco, l’11 dicembre 1940, vide invece l’arresto di Luigi Bozzo, contadino trevisano che abitava nelle case popolari di Littoria, per aver detto “Maledetto è chi ha fondato Littoria e non il vento” ed essendosi fatto sentire da un netturbino che si lamentava del vento che gli disperdeva l’immondizia raccolta. Ricordare questa storia fa riflettere su come la repressione in città era sempre presente, una forza attiva che perseguiva il minimo disappunto, ma anche come vi fosse un senso di “disfattismo” di una parte della cittadinanza nei confronti del regime.
Passando per Via Gramsci, ci siamo poi diretti verso Piazza della Libertà, ex Piazza XXIII Marzo, data della fondazione dei Fasci italiani da combattimento. Proprio da qui Mussolini pronunciò il discorso sulla fondazione della provincia di Littoria, l’ultimo atto della propaganda retorica fascista nel capoluogo pontino. Ad oggi è l’unico luogo a ricordare esplicitamente la lotta di liberazione dal nazifascismo; è il luogo della liberazione dal caporalato, dallo sfruttamento, dalla marginalità sociale; è il luogo delle lotte dei braccianti per l’autodeterminazione dei popoli e delle classi subalterne, lotte che hanno cancellato il significato monumentale e propagandistico della piazza voluto dal fascismo.
Abbiamo voluto concludere il nostro percorso a Parco Falcone e Borsellino, sotto il monumento dei caduti a tutte le guerre, da dove si irradiano vie che ricordano località di Istria e Dalmazia in cui si è combattuta la Prima Guerra Mondiale (Istria, Dalmazia, Martiri della Dalmazia, Pola, Fiume, Zara), territori esplicitamente parte della propaganda d’offensiva fascista.
Lo abbiamo voluto fare in ricordo delle bande dei monti Lepini, dei gruppi Roncuzzi, Piazza, Gozzer, Masella e Ricci, del raggruppamento partigiano Monte Circeo, del gruppo patrioti Littoria e di tutte e tutti le/i partigiani, patrioti e democratici che hanno liberato la nostra città e provincia dal nazifascismo, avviandola verso il cammino repubblicano e democratico.



Con questo percorso abbiamo voluto raccontare storie celate nella città e significati nascosti nei nomi delle vie che altrimenti non verrebbero messi in discussione, di cui non si parlerebbe.
Vorremmo lanciare con ciò un appello all’attuale amministrazione comunale per togliere la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini e assegnarla a Gino Rossi, partigiano del gruppo Bandiera Rossa, ucciso al Forte Bravetta in Roma, arrestato per l’attività partigiana compiuta nell’Agro Pontino, e a Gina Piazza, ebrea di Roma arrestata il 24 Novembre 1943 alla stazione di Littoria Scalo e deportata al campo di concentramento di Auschwitz, per la quale vorremmo venisse intitolata una targa a suo nome nel sottopassaggio dell’attuale stazione
Chiediamo l’istituzione ufficiale del 25 Maggio come Giornata della liberazione della città dal nazifascismo, facendo diventare inoltre un simbolo e una speranza per chi lotta oggi contro il silenzio, la violenza e lo sfruttamento.
Il progetto del 25 Maggio è solo un’attività preliminare per un progetto sulla costruzione di un archivio sonoro-museale urbano di storia contemporanea nelle strade della città di Latina, per la diffusione della storia del colonialismo e della resistenza e per una diffusione della storia dei movimenti sociali, operai e democratici delle classi subalterne del territorio pontino-lepino.
Ripercorri l’itinerario storico del 25 Maggio
Questo lavoro è stato ispirato da “Viva Zerai“, per una topografia dei fantasmi del colonialismo nelle nostre città, dalle suggestioni del collettivo Wu Ming sul blog GIAP, sopratutto riguardo la “Guerriglia Odonomastica” e dal progetto “RIC – Resistenze in Cirenaica”








